L’ira di Mancini sull’Inter, mi hanno offeso
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MILANO - Sarà una guerra di trincea. Lunga e perfino un po’ noiosa quella tra Roberto Mancini, l’allenatore dei tre scudetti consecutivi nerazzurri, e il presidente Moratti che lo ha licenziato martedì e lo ha comunicato giovedì. Ogni tanto qualcuno sparerà una cannonata, ma la soluzione (che sia accordo o scontro finale) è comunque lontana.
Se ieri la scena è stata tutta per Moratti, che si è indirettamente appalesato solo con due brevi comunicati sul sito ufficiale, oggi, come previsto, è toccato a Roberto Mancini. Con le stesse armi, ovvero carta e penna per un comunicato stampa indirizzato in mattinata all’ANSA firmato da lui e controllato dal suo avvocato, Stefano Gagliardi di Roma. Per far sapere che l’ Inter “ha abusato di vicende false ed illecite” che hanno gravemente offeso il suo onore e la sua reputazione.
Un grido dopo tanto silenzio per dire che lui non ci sta ad essere cacciato, peraltro senza neanche quel ‘grazie di tutto’ formale che si usa persino esonerando gli allenatori retrocessi, per colpe lasciate intendere assai più che spiegate. A quei “fatti più recentemente emersi nelle cronache giornalistiche” che, secondo il legale di Mancini, corrispondono alle famose intercettazioni telefoniche. E poi un passo in più fuori dalla trincea: Roberto Mancini chiederà i danni all’ Inter, oltre naturalmente al pagamento intero delle spettanze contrattuali. Almeno nelle dichiarazioni perché nessuno pensa davvero che il tecnico di Jesi, dopo due trionfali stagioni, sia disposto a rimanere fermo solo per ‘vendicarsi’ degli eventuali torti subiti.
Conoscendo l’uomo c’é da giurare che la sua ‘vendetta’ la vorrebbe domani sul campo, cacciando via l’Inter e Mourinho dalla Champions, magari dalla panchina del Chelsea alla quale sembrerebbe, infine, destinato una volta conclusa la querelle. Ma per adesso non può che aspettare. “E’ arrabbiato e deluso, perché si sente leso nella sua persona - aggiunge l’avv. Gagliardi - ed anche turbato, lui e anche la sua famiglia che si sente toccata da questa vicenda. Non c’era alcun presupposto che lasciava presagire questi toni, anzi Moratti aveva più volte pubblicamente detto di essere certo dell’estraneità dei suoi tesserati nella storia delle intercettazioni”. “E adesso aspettiamo di vedere cosa fa l’ Inter” è la conclusione.
Insomma, palla rilanciata nella metà campo nerazzurra. E l’Inter che fa? Sta zitta di nuovo. Chissà se impiegherà ore o giorni per annunciare l’assunzione di Mourinho e per presentarlo. L’avanguardia dei giornalisti portoghesi, a Milano fin da ieri, è rimasta delusa. Ma in fondo ormai è solo una formalità. Quello che è certo è che la società lavora a pieno ritmo per mettere a disposizione del nuovo tecnico i giocatori richiesti, a cominciare da Etòo. Il presidente Moratti non si fa vedere: è all’estero, verosimilmente tra Barcellona e Lisbona. Non è così azzardato parlare di un incontro con il suo nuovo tecnico. In ogni caso dovrebbe tornare senza portarlo subito a Milano con sé.
fonte: ansa.it
Calcio scommesse: adesso trema anche l`Inter
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(AGM-DS) - 14/05/2008 23.18.32 - (AGM-DS) - Milano, 14 maggio - Chi di intercettazioni ferisce, di intercettazioni perisce. Sembrano infatti tornare di gran moda le chiacchierate telefoniche compromettenti che riguardano il mondo del calcio. E in questo caso chi ci potrebbe rimettere e` l`Inter, che dalle intercettazioni, durante il caso Calciopoli, aveva guadagnato uno scudetto (tolto alla Juventus `moggiana` e riassegnato al club di Massimo Moratti).Questa volta, secondo quanto risulta a `Radiocor`, sono esponenti dell`Inter a essere coinvolti in una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire. Si tratta infatti di intercettazioni seguite dai Carabinieri di Trento che riguarderebbero anche scommesse effettuate da giocatori neroazzurri sulla vittoria dello scudetto 2006/2007, in seguito conquistato dalla squadra di Mancini. A confermarlo sono state fonti vicine agli inquirenti.Gli stessi inquirenti stanno nel frattempo cercando di chiarire i contenuti di conversazioni che, a causa delle parole utilizzate, lasciano pensare alla volonta` di nascondere i reali significati delle affermazioni intercettate. Le intercettazioni sarebbero scaturite dall`indagine per traffico di droga che riguardava il procuratore sportivo Donato Brescia.
Gli esponenti dell`Inter che sarebbero stati intercettati sono il vice-allenatore Sinisa Mihajlovic, il tecnico Roberto Mancini e il capitano Javier Zanetti. I tre comunque non risulterebbero indagati. Niente male per una squadra che domenica, a Parma, si gioca una stagione in 90`.
(R. Datasport, DTS)
Intercettazioni Inter, scommesse e regali
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Alcuni giocatori nerazzurri e Mancini sarebbero coinvolti in una nuova bufera, ma per ora nessuno è indagato
telefonini tornano caldi nel mondo del calcio, a tre giorni dagli incandescenti ultimi 90 minuti di campionato: ci sarebbe ancora un caso di intercettazioni telefoniche, che vedrebbe coinvolti alcuni giocatori dell’Inter e personaggi dello staff nerazzurro. Nel tam tam di informazioni circolate in mattinata, le registrazioni riguarderebbero casi di “favori” da amicizie pericolose e scommesse sulle partite del campionato 2006-2007.Tutto parte da un tale Domenico Brescia, titolare di una sartoria nella zona di Saronno ed ex frequentatore della Pinetina, che risulta indagato dalla procura distrettuale antimafia di Milano per associazione a delinquere di stampo mafioso, connessa al traffico di stupefacenti. Dalle intercettazioni sarebbero emersi rapporti ambigui fra Brescia e alcuni giocatori e componenti dello staff nerazzurro: si fanno i nomi di Materazzi, Ibrahimovic, Zanetti, Mihajlovic, l’allenatore Mancini, Fausto Salsano, allenatore in seconda, l’ex nerazzurro Spillo Altobelli, Rocco Di Stasi, impiegato dell’Inter, e Fausto Sala, direttore responsabilie del centro coordinamento tifosi. Tuttavia nessuno di loro risulta indagato.
Brescia, attraverso un amico (anche lui indagato), avrebbe procurato a prezzi vantaggiosi macchine di lusso, orologi e donne ai giocatori nerazzurri, che lo avrebbero preso come punto di riferimento per avvalersi dei suoi servizi. Ma non solo: le intercettazioni eseguite dai Carabinieri di Trento riguarderebbero anche alcune scommesse sportive effettuate in occasione del campionato 2006-2007, vinto dalla stessa Inter.
Le conversazioni ora sarebbero all’esame degli inquirenti, per chiarire alcuni contenuti ”ambigui”. Il sospetto è che alcune parole utilizzate potessero servire a nascondere i reali significati di alcune affermazioni registrate. Una sorta di linguaggio in codice per camuffare le conversazioni.
fonte: http://www.puntosport.net/pageview2.php?i=2487&sl=1
Orlandini:”Moggi disse a mio padre che mi stroncava la carriera”
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CALCIOGATE/ AGENTE: GIOCATORI VOLEVANO ANDARE ALLA GEA, C’ERA FILA
Orlandini:”Moggi disse a mio padre che mi stroncava la carriera”
Roma, 27 mar. (Apcom) - “L’80 per cento dei calciatori voleva farsi assistere dalla Gea. Non dico che ci fosse la coda, ma era così tra il 2002 ed il 2004. Per il potere che avevano di piazzare giocatori nelle grandi squadre. Di certo in quel periodo si determinò una situazione di squilibrio del mercato”. Così ha detto Paolo Bordonaro, procuratore sportivo nel corso del processo Gea, in cui sono imputati per associazione a delinquere finalizzata all’illecita concorrenza con minacce e violenza, Alessandro e Luciano Moggi, Pasquale Gallo, Francesco Ceravolo, Franco Zavaglia e Davide Lippi. Bordonaro, rispondendo alle domande del pm Luca Palamara, si è soffermato sul suo rapporto con Giorgio Chiellini.
“Contattai il difensore (che oggi milita nella Juventus, ndr.), all’epoca in cui era al Livorno, nelle giovanili. Dopo un paio d’anni però lui decise di andare alla Gea - ha continuato Bordonaro - Ritengo che quella decisione portò in lui sofferenza. I rapporti con Chiellini o con la sua famiglia, però, rimasero, sempre cordiali. Come andò alla Gea? Ebbe un incontro con Davide Lippi a Parigi, durante un incontro della nazionale, e poi decise”. Rispetto a come la Gea operasse sul mercato, Bordonaro ha spiegato che “non sono a sua conoscenza diretta comportamenti illeciti” ed ha poi aggiunto che allora, così come oggi, “non c’è una normativa che impedisse lo svolgimento di trattative per la compravendita di giocatori, tra parenti”. Bordonaro fece anche un esposto alla Federazione per spiegare il comportamento illecito di Lippi jr.
La prima audizione resa stamane è stata quella del procuratore Claudio Orlandini, figlio di Andrea (ex direttore sportivo di Fiorentina e Juventus). L’agente ha spiegato che il giocatore Fabio Gatti, che lui assisteva quando questi era al Perugia, passò alla Gea, in seguito al disegno che Luciano Gaucci, ex patron del Perugia, aveva fatto con alcune persone della Gea. “C’era l’accordo per il passaggio di Fabio Liverani alla Lazio, per molti soldi, e in quell’accordo era compreso, secondo me, che alcuni giocatori, tra cui Gatti - ha detto in pratica Orlandini - andassero alla Gea”.
Rispetto ai rapporti con Luciano Moggi, Orlandini ha spiegato che si scontrò con l’ex direttore generale della Juventus, nel periodo in cui fallì la Fiorentina di Cecchi Gori, rispetto alla trattativa che riguardava il portiere della primavera della squadra toscana, Emiliano Viviano. “Lui non aveva firmato alcuna procura, ma mi fu presentato da un amico - ha detto Orlandini - la Juve in quel periodo voleva prenderlo”. In quei giorni, secondo quanto detto da Orlandini, Luciano Moggi chiamò il padre di Orlandini dicendogli di non “mettersi in mezzo” altrimenti “gli avrebbe stroncato la carriera”. Anche alla luce di questo il presidente del tribunale, Luigi Fiasconaro, ha disposto la convocazione del genitore di Orlandini.
Presto dovrà venire anche il padre di Gatti. Il giocatore, che oggi milita nel Modena, grazie ad un prestito del Napoli, ha negato di aver ricevuto “pressioni” o di essere stato in qualche modo “indotto” ad andare alla Gea ed a lasciare Orlandini. “Me lo consigliò Luciano Gaucci dopo essersi congratulato per quanto stavo facendo nella prima squadra del Perugia”. Il padre del giocatore dovrà chiarire se è vero che Gaucci gli disse che se non avesse firmato per la Gea, avrebbe avuto problemi nella carriera.
Processo Gea, nuove accuse ai Moggi
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Orlandini, ex procuratore di Gatti: «La Gea costrinse il mio assistito a revocarmi la procura»
ROMA, 27 marzo - Ogni udienza del processo Gea porta la sua croce per Luciano e Alessandro Moggi. L’ultima tegola sulla testa della famiglia che fino a non molto tempo comandava il sistema calcio in Italia l’ha lanciata il procuratore Claudio Orlandini, ascoltato oggi a Roma. Orlandini ha illustrato la sua versione della complicata vicenda che, attraverso il suo assistito Fabio Gatti, portò al passaggio di Fabio Liverani dal Perugia alla Lazio. «Nel 2001, quando Fabio (Gatti, ndr) era al Perugia - dice l’agente - mi chiamò il padre del giocatore e mi spiegò che mi dovevano revocare la procura perché il presidente del Perugia, Gaucci, disse che, se non lo avessero fatto e se la procura non fosse passata alla Gea, avrebbero stroncato la carriera di Fabio e lo avrebbero messo fuori rosa. Un mese dopo mi arrivò la raccomandata della revoca della procura. A quel punto chiesi di parlare con Gaucci o Sabatini per chiedere spiegazioni. Sabatini, all’epoca ds del Perugia, mi disse di mettermi l’anima in pace perché questo passaggio di procura alla Gea, insieme a quello di Miccoli, serviva per portare a termine il trasferimento di Liverani dal Perugia alla Lazio. Questo avrebbe dato liquidità in cassa al club umbro, all’epoca fortemente indebitato. A quel punto accettai la revoca e mi venne saldata direttamente dal Perugia la penale, perché Sabatini mi disse di passare in sede, che avrei trovato una busta con dentro 20 milioni di lire e cosi è stato».
LA TESTIMONIANZA DI GATTI - Gatti, anche lui ascoltato dal presidente Luigi Fiasconaro, ha cercato di ridimensionare i fatti («Venni contattato da Gaucci, che mi consigliò per il mio bene e per la mia carriera di passare la mia procura alla Gea. Non ho mai subìto pressioni») puntando anche il dito contro Orlandini («Non ero del tutto soddisfatto del lavoro fatto da lui, dopo il mio passaggio alla Gea iniziai a giocare in maniera più costante nel Perugia e un mese dopo firmai l’adeguamento del contratto da 250 milioni di lire annui»), ma è stato subito contraddetto dall’avvocato di parte civile, Ciardullo, che gli ha contestato una sua deposizione alla Guardia di Finanza nella quale parlò dell’invito di Gaucci a passare alla Gea come di qualcosa di più di un semplice consiglio. Il presidente della decima sezione penale del Tribunale di Roma, Fiasconaro, ha quindi disposto per il prossimo 3 aprile la convocazione del padre di Gatti e del padre di Orlandini e l’eventuale confronto tra Claudio Orlandini e Fabio Gatti.
IL CASO VIVIANO - L’ex agente dell’attuale centrocampista del Modena si è anche soffermato su un secondo episodio, riguardante un altro suo assistito, il portiere Viviano, e la Gea, dal quale emerge il potere esercitato da Luciano Moggi e il ruolo tutt’altro che super partes dell’ex vice presidente federale Innocenzo Mazzini: «Nella Fiorentina che stava fallendo avevo come giocatore Viviano, all’epoca portiere della Primavera viola. Lui fu contattato da Innocenzo Mazzini che gli disse di presentarsi nella sede della Fiorentina senza il procuratore perché sarebbe avvenuto il suo passaggio alla Juve. Viviano e suoi genitori mi raccontarono l’episodio e a quell’incontro mi presentai anch’io. Successivamente Moggi telefonò a mio padre Andrea e gli disse che se non mi fossi fatto da parte mi avrebbe stroncato la carriera. Luciano Moggi aveva tante influenze, perché aveva dato lavoro a tante persone e quindi poteva muovere giocatori e direttori sportivi. Questo gli permetteva di avere parecchio potere».
GLI ALTRI TESTE - Dinanzi alla decima sezione penale del tribunale di Roma si sono presentati anche Paolo Bordonaro, procuratore di Giorgio Chiellini fino a quando la Gea non glielo ha soffiato («Scrissi una lettera alla Figc per denunciare l’intromissione di Davide Lippi ma non ricevetti alcuna risposta») e l’attuale centrocampista del Palermo, Giovanni Tedesco. «Come procuratore ufficiale avevo Imborgia - ha raccontato l’ex giocatore del Perugia - ma dal 2000 ero rappresentato da Pastorello pur non avendo mai depositato la nuova procura. Poi un giorno Gaucci mi telefonò durante l’estate e mi disse di raggiungerlo a Roma perché mi avrebbe fatto conoscere delle persone. Andai nella sede della Gea dove conobbi Alessandro Moggi ed Emiliano Zavaglia. Mi venne prospettata l’idea di passare a un grande club, si parlava della Lazio. Presi un po’ di tempo, poi decisi di affidare la mia procura alla Gea, dopo avere avvertito Pastorello, e firmai con Emiliano Zavaglia, senza depositare la procura in federazione perché era ancora in vigore quella con Imborgia». Passò l’estate senza che nessuno della Gea né della Lazio si facesse vivo con Tedesco. Rimasto al Perugia, la reazione del giocatore fu la seguente: «Mi sentii con Zavaglia e gli feci presente tutto il mio malcontento per le promesse non mantenute, il mancato passaggio alla Lazio e gli dissi che pensavo di lasciare la Gea. Fabio Grosso mi presentò Stefano Antonelli (all’epoca un altro agente, ndr) e con lui preparammo al lettera di revoca della procura a Imborgia. Ma la Gea a quel punto depositò la procura firmata da me con Zavaglia. Ne nacque un’inchiesta federale al termine della quale io venni condannato con un’ammenda di 1500 euro e Alessandro Moggi fu deferito». Lunedì altra udienza del processo. Toccherà al presidente del Messina, Franza, al ds del Bari, Perinetti, e ad Ermanno Pieroni, per i quali Fiasconaro ha disposto l’accompagnamento coatto della forza pubblica, ma soprattutto all’ex ad della Juve, Antonio Giraudo, all’ex allenatore di Roma e Juve, Fabio Capello, e all’ex ds della Roma, Franco Baldini.
fonte: Corriere dello sport.it
http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/23801/Processo+Gea,+nuove+accuse+ai+Moggi
Calcio alla sbarra/ Zeman accusa la Gea: Moggi jr era insieme procuratore e consulente del Napoli
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Ho conosciuto procuratori sportivi che si sono lamentati del comportamento della Gea che non agiva secondo le regole. parlai con alcuni di questi agenti (come Dario Canovi che aveva la procura di Nesta) che hanno avuto problemi perché certi giocatori hanno preferito andare alla Gea per avere vantaggi in più”. Sono parole dell’allenatore Zdenek Zeman sentito come testimone dell’accusa nel processo a carico di Luciano e Alessandro Moggi, imputati con altre quattro persone per associazione per delinquere finalizzata all’illecita concorrenza con minaccia e violenza. Convocato dal pm Luca Palamara, l’ex tecnico, tra l’altro, di Salernitana, Lazio, Roma e Lecce ha ricordato di aver frequentato nel 2000 Moggi jr. “Lui faceva il consulente di mercato e decideva quali giocatori portare al Napoli che io stavo allenando in quel periodo. Secondo me, si poteva costruire una squadra migliore e spendere di meno, tanto è vero che dopo il club andò in crisi. Alessandro Moggi girava per il calciomercato con una lista di giocatori e diceva alle varie società “tu compri questo, tu compri quest’altro”.Tra noi non c’era collaborazione, lui ha preso tanti giocatori e tanti soldi, poi, esaurito il suo compito, è andato via. La Federazione non ha mai detto nulla, ma lui faceva il consulente del Napoli e il procuratore sportivo. Sapevo che Alessandro Moggi si presentava spesso in sede per prendere i soldi delle varie procure. Me lo disse il direttore generale della società”. Prossima udienza il 27 marzo con i calciatori Gatti, Tedesco, Kovalenko e Nigmatullin e gli agenti Bordonaro e Orlandini. I testimoni previsti per oggi e assenti senza giustificazione (i dirigenti sportivi Giorgio Perinetti, Piero Franza ed Ermanno Pieroni) sono stati sanzionati dal presidente Luigi Fiasconaro della decima sezione penale del tribunale con il pagamento di 300 euro di ammenda, più l’accompagnamento coatto per l’udienza del 31 marzo prossimo. Per quel giorno è prevista anche l’audizione di Fabio Capello, attuale tecnico dell’Inghilterra, e dell’ex diesse della Roma, Franco Baldini.
Fonte: Libero.it
http://canali.libero.it/affaritaliani/sport/zemancontromoggi250308.htmUna lettera con un proiettile e minacce nei confronti della dirigenza della Juventus è stata recapitata questo pomeriggio a Milano nella sede della Gazzetta dello Sport. La missiva ha come mittente un gruppo di tifosi bianconeri. Secondo quanto riferito dalla polizia, nella busta arrivata in via Solferino c’erano un proiettile a salve da 8 millimetri e una lettera con minacce. Nel testo ci sarebbe un riferimento alle indiscrezioni sulla nomina di Guido Rossi a consulente della Ifil, la finanziaria che controlla il club bianconero. L’avvocato d’affari è uomo di dichiarata fede nerazzurra e, sopratutto, era commissario straordinario della Figc quando la Juventus fu retrocessa in serie B per il caso Calciopoli. Proteste in questo senso erano già apparse di recente su un sito della tifoseria bianconera. G.Boi (15/03/2008) (Spr)
fonte: repubblica.it
Dondarini-shock, in Bulgaria non si fidano
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(AGM-DS) - 10/03/2008 18.1
0.15 - (AGM-DS) - Milano, 10 marzo - Le polemiche nostrane valicano i confini e il Levski Sofia si oppone all`ipotesi di essere arbitrato da Paolo Dondarini. L`idea di affidare a un arbitro straniero la sfida di coppa nazionale bulgara era stata varata proprio dalle due societa` coinvolte nei quarti di finale, il Levski Sofia e il Litex Lovetch. La squadra della capitale però non ha rinunciato al diritto di proporre dei distinguo, rifiutando di fatto la possibilita` che a essere designato fosse la nostra `giacchetta nera`.
Le motivazioni, non specificate nella nota pubblicata sul sito ufficiale del club, affondano le radici nell`inopportuno inserimento nella rosa dei papabili di un fischietto coinvolto nell`inchiesta di `Calciopoli`. `Se sara` lui a dirigere la gara, il Levski non scendera` in campo`, si legge nel comunicato. Una presa di posizione forte, che certifica un tracollo della popolarita` del nostro pallone e dei nostri fischietti anche all`estero. Cosi`, dopo che Gussoni ha di fatto riconfermato Collina nel ruolo di designatore e Platini e Blatter si sono schierati al fianco della classe arbitrale nostrana, ritenuta una delle piu` valide del Vecchio Continente, arriva una bocciatura clamorosa. La Federazione bulgara, chiamata in causa dalle lamentele del Levski, ritorna la `patata bollente` alla Lega, in un palleggio di responsabilita` che tradisce una situazione piuttosto confusa. A questo punto, pero`, cio` che conta e` il danno d`immagine che `Calciopoli` ha lasciato in eredita` al nostro calcio, una sfiducia che il lavoro dei nuovi vertici pallonari non e` ancora riuscito a eliminare. Anzi, sembra che la situazione vada assumendo contorni paradossali.
(R. Datasport, DTS)
http://www.datasport.it/leggi.aspx?id=4896404
Zeffirelli:”Vent’anni fa dissi che la Juve corrompeva gli arbitri:avevo ragione”
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Ecco alcune delle dichiarazioni rilasciate da Franco Zeffirelli (85 anni compiuti splendidamente il mese scorso) a La Gazzetta dello Sport: “La vittoria con la Juve? L’antipatia per la Vecchia Signora è nel dna di noi fiorentini: il fatto si essere visceralmente anti-juventini unisce anche noi che siamo storicamente divisi su tutto. Che gioia vincere a casa loro. E poi io 20 anni fa fui condannato a pagare 27 milioni di lire per calunnia: avevo detto che la Juventus corrompeva gli arbitri. Il tempo mi ha dato ragione, così come su un’altra questione ossia che per salvare il calio l’unico modo è l’adozione della moviola in campo. Lo sostengo da una vita, sarebbe una garanzia per tutti. Anche se noto con piacere che gli errori ora colpiscono anche la Juventus. La Fiorentina? Che bella partita con l’Everton! Mi si riempie il cuore di speranza per il futuro di questa squadra che punta giustamente sui giovani. Con tutto il rispetto per i grandi del passato, non abbiamo mai avuto un allenatore bravo come Prandelli”.
fonte: fiorentina.it
Moggi in tv a Roma: “Se Moratti nega il contratto che mi propose, lo tiro fuori dalla cassaforte”
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Inserito da Mister X il Ven, 29/02/2008 - 11:38
In riferimento all’intervento televisivo di Luciano Moggi di ieri sera, invio il mio ultimo articolo in merito.
Cordialmente,
Stefano Discreti
—————————
fonte : www.stefanodiscreti.blogspot.com
Luciano Moggi, in questi giorni a Roma per difendersi dalle accuse che lo vedono coinvolto nel processo Gea, ieri sera è intervenuto come ospite d’onore nella stoica trasmissione romana ”La Juve è sempre la Juve”.
Beh, forse non ci crederete ma mai nell’emittente locale laziale si era visto un simile entusiasmo.
Studio strapieno, applausi a scena aperta, continui inni a quello che per tutti è stato e rimarrà sempre “Il Direttore”.
Parafrasando il titolo della suddetta trasmissione viene da dire “Moggi è sempre Moggi”.
1 ora e mezza a ruota libera, svariando su tutti i fronti.
Si parte dal mercato ovvero il settore in cui, Luciano Moggi era il maestro.
“Cristiano Ronaldo era già nostro. Era venuto anche a Torino a fare le visite mediche. Era tutto pronto, ma poi Salas fece saltare lo scambio”. Niente male come inizio.
“Se fossimo ancora dirigenti della Juventus, Antonio Cassano adesso giocherebbe con noi”.
Ah però.
Poi si vanno a toccare gli argomenti che hanno coinciso con i momenti più difficili della sua carriera e della sua vita, ovvero Calciopoli e dintorni, quando, a sue parole, gli è stata rubata l’anima.
“Tornassi indietro mai mi dimetterei vedendo come poi la Juventus non si è difesa nei processi sportivi. Cosa pensava la proprietà? Che poi la Juventus sarebbe stata amata?
Fosse stato ancora in vita l’avvocato, Calciopoli non sarebbe mai esistito.
In questo mondo di squali bisogna sempre difendersi, senza mai abbassare la guardia.
Altrimenti non vieni mai rispettato.
Guardate gli arbitri come trattano la Juventus adesso.
Gli arbitri non sono mai stati condizionati. Mai.
Gli arbitri si condizionano da soli, con la voglia di fare carriera.”
Il primo sassolino è tolto.
Ma gli attacchi alla nuova dirigenza bianconera non finiscono qui:
“Avessi avuto io un budget di mercato da investire come quello messo a disposizione la scorsa estate dalla proprietà, sicuramente adesso la Juventus starebbe lottando per lo scudetto ma guai a toccarmi Alessio Secco. Alessio è un validissimo ragazzo e lo dimostrerà a voi tutti con il passare del tempo”
A chi gli domanda poi se in futuro potrebbe tornare alla Juventus risponde:
“Con questa dirigenza, mai”.
A chi invece gli chiede se visto il periodo di elezioni, qualcuno l’ha contattato per candidarsi in politica replica dicendo:
“Si, sono stato contattato per entrare in politica. Ma non mi interessa. Perché il mio mondo è stato e sarà ancora quello del calcio”.
Poi le solite stoccate a Tronchetti Provera, a Moratti(“Il contratto che mi propose è in cassaforte. Se mai avrà il coraggio di negarlo, lo tirerò fuori. Ma solo in quel caso”) e ad un mondo che ha trovato in lui un capro espiatorio, un mostro da dare in pasto al popolo affamato di giustizia.
Quella giustizia che è certo di ottenere a Napoli “finalmente in un processo vero, dove non vedo l’ora di poter parlare”.
Non resta quindi che aspettare….
fonte: quotidiano.net http://club.quotidiano.net/?q=node/1483

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