Archivio per la categoria 'Juventus'
CALCIO: LETTERA CON PROIETTILE E MINACCE PER DIRIGENZA JUVE
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CALCIO: LETTERA CON PROIETTILE E MINACCE PER DIRIGENZA JUVEUna lettera con un proiettile e minacce nei confronti della dirigenza della Juventus è stata recapitata questo pomeriggio a Milano nella sede della Gazzetta dello Sport. La missiva ha come mittente un gruppo di tifosi bianconeri. Secondo quanto riferito dalla polizia, nella busta arrivata in via Solferino c’erano un proiettile a salve da 8 millimetri e una lettera con minacce. Nel testo ci sarebbe un riferimento alle indiscrezioni sulla nomina di Guido Rossi a consulente della Ifil, la finanziaria che controlla il club bianconero. L’avvocato d’affari è uomo di dichiarata fede nerazzurra e, sopratutto, era commissario straordinario della Figc quando la Juventus fu retrocessa in serie B per il caso Calciopoli. Proteste in questo senso erano già apparse di recente su un sito della tifoseria bianconera. G.Boi (15/03/2008) (Spr)
fonte: repubblica.it
Zeffirelli:”Vent’anni fa dissi che la Juve corrompeva gli arbitri:avevo ragione”
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Ecco alcune delle dichiarazioni rilasciate da Franco Zeffirelli (85 anni compiuti splendidamente il mese scorso) a La Gazzetta dello Sport: “La vittoria con la Juve? L’antipatia per la Vecchia Signora è nel dna di noi fiorentini: il fatto si essere visceralmente anti-juventini unisce anche noi che siamo storicamente divisi su tutto. Che gioia vincere a casa loro. E poi io 20 anni fa fui condannato a pagare 27 milioni di lire per calunnia: avevo detto che la Juventus corrompeva gli arbitri. Il tempo mi ha dato ragione, così come su un’altra questione ossia che per salvare il calio l’unico modo è l’adozione della moviola in campo. Lo sostengo da una vita, sarebbe una garanzia per tutti. Anche se noto con piacere che gli errori ora colpiscono anche la Juventus. La Fiorentina? Che bella partita con l’Everton! Mi si riempie il cuore di speranza per il futuro di questa squadra che punta giustamente sui giovani. Con tutto il rispetto per i grandi del passato, non abbiamo mai avuto un allenatore bravo come Prandelli”.
fonte: fiorentina.it
Amoruso: «Moggi mi minacciava»
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Testimonianza choc del giocatore della Reggina al processo Gea: «Costretto a trasferirmi dalla Juve al Perugia. Moggi mi disse che se non avessi accettato avrei smesso di giocare a calcio»
ROMA, 3 marzo - Testimonianza choc di Nicola Amoruso al processo Gea, che è ripreso questa mattina a Roma, presso la decima sezione penale presieduta da Luigi Fiasconaro (il pm è Luca Palamara). Nel procedimento che vede imputati Luciano e Alessandro Moggi, Franco Zavaglia, Pasquale Gallo, Davide Lippi e Francesco Ceravolo, il giocatore della Reggina ha ricostruito la storia dei suoi rapporti con Moggi padre e figlio, raccontando particolari inediti e parlando di minacce ricevute da Big Luciano. Il quale si è poi presentato in aula per leggere una dichiarazione spontanea in cui smentisce in toto le affermazioni di Amoruso. Da segnalare l’assenza ingiustificata di Giovanni Tedesco e Giorgio Chiellini. Ai due giocatori era stato notificato l’invito a comparire, ma non si sono presentati. Il presidente Fiasconaro non l’ha presa bene e ha minacciato di farli prelevare dalla forza pubblica. Diverso il discorso per Ruslan Nigmatullin e Serhiy Kovalenko, che si trovano all’estero. Per loro sono state inoltrate delle rogatorie internazionali. Una volta esaurite le pratiche burocratiche che li riguardano dovrebbero presentarsi in aula.
MINACCE - Ma andiamo con ordine, ricostruendo il racconto di Amoruso. Che comincia parlando del suo passaggio da Antonio Caliendo ad Alessandro Moggi. Caliendo è stato l’agente di Amoruso fino al maggio 2001. In quel mese, il giocatore decise di revocargli la procura, per poi affidarsi nell’ottobre successivo ad Alessandro Moggi. La decisione, racconta Amoruso, fu presa per “ragioni personali” o, meglio, per l’insoddisfazione nei confronti del lavoro di Caliendo. Questi, infatti, gli aveva consigliato di lasciare la Juventus per trasferirsi al Napoli, assicurandogli che la squadra partenopea quell’anno sarebbe stata competitiva. In realtà, dice Amoruso, il Napoli di quell’anno era tutt’altro che forte e, infatti, retrocesse in serie B. L’attuale centravanti della Reggina tornò quindi in bianconero. E a quel punto cominciarono i problemi con la famiglia Moggi. Alessandro, nel frattempo diventato suo procuratore, lo chiamò un giorno per avvertirlo che il padre Luciano lo avrebbe chiamato per proporgli una cessione. «Io - racconta Amoruso in aula - gli dissi che il mio procuratore era lui e che quindi con suo padre doveva parlarci lui per dirgli che la cessione non mi stava bene, anche perché mi avevano proposto di andare al Perugia, dove avrei guadagnato molto meno dei tre miliardi e mezzo che prendevo alla Juve, visto che la politica dei Gaucci era quella di contenere i costi». Nonostante le sue rimostranze, la telefonata di Moggi padre arrivò lo stesso. E, da quanto racconta Amoruso, non fu una conversazione piacevole. «Luciano Moggi - prosegue il giocatore - mi disse che se non avessi accettato di trasferirmi a Perugia avrei smesso di giocare a calcio». Per questo, aggiunge, decise di accettare di andare in Umbria, firmando un contratto di quattro anni, alle stesse cifre che prendeva a Torino. Sembrava tutto a posto, ma dopo poco il presidente del Perugia Luciano Gaucci gli disse che guadagnava troppo e che doveva dimezzare la durata del contratto e la stipendio percepito. «Era come se mi costringessero a cambiare squadra - è il commento di Amoruso -. Fui costretto ad accettare la proposta di Alessandro Moggi di andare a Como». A questo proposito, bisogna ricordare che alla fine della stagione 2002-2003 il club lombardo fu retrocesso e poi fallì. E che nel processo per il fallimento del Como fu coinvolto anche Moggi padre in qualità di indagato.
SCORRETTEZZE - Continuiamo a seguire il racconto di Amoruso. Il quale, fallito il Como, si trovò senza contratto. Non ci mise però molto a trovare posto prima a Modena e poi a Messina, sempre con Alessandro Moggi come procuratore. I rapporti con il figlio di Big Luciano però stavano rapidamente peggiorando, tanto che quando il presidente del Messina Pietro Franza gli propose di rinnovare il contratto, Amoruso rispose che andava bene, ma Alessandro Moggi doveva restarne fuori. «Quando lo venne a sapere il ds Fabiani (molto legato a Moggi padre e imputato a Napoli per “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva” nell’altro processo penale connesso a Calciopoli, ndr) - racconta Amoruso - cambiò tutto: il tempo di farmi la doccia e mi presentai da Franza, il quale nel frattempo aveva deciso di bloccare tutto». L’ultimo capitolo del tormentato rapporto tra Amoruso e Alessandro Moggi si consumò poco dopo. «L’acme della “lealtà” - dice con ironia il giocatore - ci fu quando Moggi mi citò in giudizio, quando ero ancora un suo assistito, nel contenzioso tra Caliendo e la Gea». A questo proposito, bisogna ricordare che Caliendo ha citato in giudizio Alessandro Moggi proprio per le somme ancora non ricevute dopo la revoca della procura da parte di Amoruso.
APPARIZIONE - A replicare ad Amoruso si è presentato in aula lo stesso Luciano Moggi per leggere una dichiarazione spontanea. La quale, essendo Big Luciano imputato, non permette a pm e avvocati di rivolgergli domande. «Amoruso parla di minacce da parte mia - afferma Moggi -. Gli ricordo che lui, pur facendo pochi gol, ha guadagnato molto. Fece 9 partite con 0 reti nella Juve e un giocatore così a Torino non ci può stare. Quando io l’ho costretto ad andare a Perugia, quella era la volontà della Juventus. Io le pressioni non le ho fatte con la pistola. Altri che hanno rifiutato il trasferimento sono rimasti alla Juve. Poi non hanno giocato, ma questo per scelta dell’allenatore».
ALTRE TESTIMONIANZE - Prima di Amoruso e Moggi si erano presentati in aula i procuratori Paolo Conti e Claudio Honorati, ma entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ha invece parlato l’avvocato Piero D’Amelio, ex membro della Commissione agenti calciatori. D’Amelio ha ricordato di avere a suo tempo aperto un’indagine conoscitiva sulla Gea, su impulso della Federcalcio, per abuso di posizione dominante, ma di essere poi stato bloccato dalla stessa Figc, all’epoca presieduta da Franco Carraro. Per giustificare lo stop, ha aggiunto D’Amelio, la Figc addusse come motivazione la “mancanza di fondi”.
CASO GRABBI - Dopo D’Amelio è stato il turno di un altro procuratore, Giuseppe Galli. In fase istruttoria, Galli, ex agente di Salvatore Fresi, aveva dichiarato in un interrogatorio che il giocatore gli era stato “portato via” da Pasquale Gallo ed era poi finito all’Inter. Questo avvenne prima della nascita della Gea, ma il fatto interessa il pm e i giudici perché poi Gallo entrò a far parte della società fondata, fra gli altri, da Alessandro Moggi. Galli ha poi parlato di Corrado Grabbi, calciatore di cui ancora detiene la procura. Palamara ha chiesto se risponde al vero il fatto che Grabbi fu convocato da Luciano Moggi quando era un giocatore della Juventus (si parla del 1995). Galli ha confermato l’episodio, specificando però che era un evento del tutto normale, visto che Moggi era dirigente della squadra per la quale Grabbi giocava. In quell’occasione, però - ha aggiunto Galli - Luciano Moggi parlò a Grabbi del figlio Alessandro (allora all’inizio della carriera di procuratore), consigliandogli di prenderlo come agente. Grabbi rifiutò la proposta. Cosa che, dichiara oggi Galli, non danneggiò la sua carriera.
CALIENDO - Dopo la dichiarazione spontanea di Moggi, sul banco dei testimoni si è seduto Antonio Caliendo. La cui deposizione non è affatto piaciuta a Fiasconaro. Di fronte alle dichiarazioni dell’agente, giudicate “reticenti e contraddittorie”, il presidente l’ha ammonito ufficialmente. A fare infuriare Fiasconaro soprattutto la risposta data da Caliendo a una domanda degli avvocati, che gli chiedevano quanti giocatori abbia attualmente sotto procura e quanti soldi guadagni grazie ai suoi assistiti. Incredibilmente, Caliendo ha dichiarato di non ricordare, ma, ha aggiunto, «sono uno dei più grandi procuratori italiani: nella mia gestione ho avuto oltre 140 campioni». Un’altra delle affermazioni “reticenti e contraddittorie” di Caliendo ha riguardato il passaggio di Amoruso dalla Juve al Napoli, a proposito del quale l’agente ha detto di non avere mai saputo che tra le due società esistesse un accordo di comproprietà. Il che, per usare un eufemismo, è una cosa assurda, essendo all’epoca Caliendo procuratore del giocatore. Andando avanti nella sua deposizione, Caliendo ha poi affrontato il capitolo dei suoi rapporti con Alessandro Moggi. A sentire lui, il fondatore della Gea gli portò via Amoruso, ma allo stesso tempo gli assicurò che avrebbe continuato a ricevere emolumenti per la procura del giocatore. Cosa che, assicura Caliendo, non è mai avvenuta, facendo nascere un contenzioso con la Gea.
SOCIETA’ - Prima della nascita della Gea, i rapporti tra Caliendo e Moggi figlio erano ottimi. Al punto che al primo era venuta l’idea di far nascere una società di procuratori. Peccato che Caliendo non ricordi se la proposta fu da lui fatta prima o dopo il caso Amoruso. Altre dichiarazioni il procuratore le ha rilasciate a proposito di David Trezeguet. «Io - ha detto Caliendo – avevo fatto firmare al francese un contratto di quattro anni con la Juventus, ma con l’accordo che alla fine del primo anno ci sarebbe stato un sostanzioso ritocco del suo ingaggio. Però questo accordo non è mai stato rispettato dalla Juve. E quindi quando io non ero già più procuratore del giocatore, ma solo suo consulente, gli ho consigliato di andare in scadenza e avevo raggiunto un accordo con Bettega in base al quale lo avrebbero fatto partire per 15 milioni di euro». Il periodo cui fa riferimento Caliendo è l’estate del 2004, quando Trezeguet fu vicinissimo al trasferimento al Barcellona. Sui motivi per cui il passaggio dal club bianconero a quello catalano non avvenne ci sono due versioni. Secondo Caliendo, Moggi padre fece intervenire Fabio Capello, che stava per diventare allenatore della Juventus, per convincere Trezeguet a restare a Torino. Secondo Big Luciano, intervenuto con un’altra dichiarazione spontanea, in realtà il francese aveva firmato il rinnovo dell’accordo con la Juve un mese prima che Capello diventasse il tecnico bianconero. Il che, a ben guardare, non è affatto una smentita, perché i contatti tra la società torinese e l’allora allenatore della Roma potevano essere cominciati ben prima che quest’ultimo firmasse ufficialmente il contratto.
CERAVOLO - Le dichiarazioni di Amoruso hanno in parte alleggerito la posizione di uno degli imputati di Roma, Francesco Ceravolo. Da testimonianze rese nei giorni scorsi, in particolare quella di Viktor Boudianski, era emerso come Ceravolo, ufficialmente responsabile del settore giovanile della Juventus, facesse in realtà pressione sui giocatori perché affidassero le loro procure ad Alessandro Moggi. Almeno nel caso di Amoruso, però, non fu così. L’attaccante della Reggina ha infatti affermato che fu suo padre a chiedere a Ceravolo di metterlo in contatto con Moggi figlio e non il contrario. Purtroppo per Ceravolo, una giornata che poteva essere per lui positiva è diventata improvvisamente negativa quando Caliendo, rispondendo al presidente Fiasconaro che gli chiedeva quali fossero esattamente i compiti di quello che compariva come il responsabile del settore giovanile bianconero, ha detto che, da quanto gli consta, Ceravolo aveva a disposizione un portafoglio da utilizzare per procacciare “clienti”, vale a dire calciatori, ad Alessandro Moggi.
Andrea Fanì
Fonte: Corriere dello Sport
http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/20690/Amoruso:+%C2%ABMoggi+mi+minacciava%C2%BB
La Juventus scrive a Figc e arbitri - ‘Intervenite, situazione compromessa’
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Lettera firmata Cobolli Gigli e Blanc sul sito della società
Pesanti critiche dopo l’arbitraggio di ieri di Dondarini Reggina-Juve
Chieste iniziative immediate. Attacco ai fischietti: “Una categoria
che si ostina a chiudersi alle novità e a reagire con irritazione alle critiche”
ROMA - Ieri notte Cobolli Gigli aveva chiesto una “forte presa di coscienza” dopo l’arbitraggio di Dondarini in Reggina-Juventus. Poi aveva aggiunto più chiaramente: “Basta con questi arbitraggi, la Federazione faccia qualcosa”. E questa mattina, puntuale, sul sito della società bianconera (www.juventus. com) appare una lettera a Figc e Aia (Associazione degli arbitri) firmata a quattro mani dallo stesso presidente juventino e dall’amministratore delegato Jean-Claude Blanc.
Nella missiva la Juve afferma di essere stata “danneggiata in modo irreversibile dall’arbitraggio” e chiede un “un intervento dei massimi organismi federali a garanzia della regolarità del campionato e a tutela dell’impegno e della professionalità dei giocatori, dei tecnici, dei dirigenti della Juventus”.
“La Federcalcio - prosegue la lettera - ha il dovere di vigilare sul rispetto delle regole e di garantire la lealtà della competizione sportiva, messa in discussione dall’inadeguatezza di parte della classe arbitrale. Alcune decisioni dei direttori di gara stanno confermando un dubbio sollevato da più parti: e cioè, che nei confronti della Juventus non vi sia un atteggiamento sereno e adeguato alla serietà con la quale la Società e la squadra affrontano i propri impegni”.
Poi la parte rivendicativa: “La Juventus non può continuare a pagare colpe per le quali ha già scontato una pena estremamente severa e dalla quale si sta risollevando anche grazie alla passione dei propri tifosi, che legittimamente chiedono rispetto. Oggi, in una fase decisiva del campionato e in prossimità di decisioni strategiche per il futuro finanziario della Società, la Juventus richiede che la Federcalcio prenda provvedimenti immediati ed efficaci per sanare una situazione gravemente compromessa”.
Infine l’attacco agli arbitri e, indirettamente, al designatore Collina: “Bisogna ritrovare fiducia nella classe arbitrale e ridare slancio al calcio italiano. Un mondo che si basa sulla passione, sull’impegno ma anche su competenze e professionalità che non possono essere frustrate da una componente che si ostina a chiudersi alle novità e a reagire con irritazione alle critiche”.
(24 febbraio 2008)
fonte: Repubblica.it
CALCIOPOLI, MAZZONE: INTERCETTAZIONI CONFERMANO I MIEI DUBBI
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Carlo Mazzone allenava il Bologna nel campionato 2004-2005, che sancì la retrocessione in B dei rossoblu. Un campionato pesantemente viziato dalle vicende di Calciopoli, secondo l’allenatore romano, tornato oggi a Bologna per la presentazione del libro di Giuseppe Gazzoni Frascara. “Mi hanno fatto sentire intercettazioni - ha spiegato Mazzone - che hanno confermato i miei dubbi”. Il tecnico si riferisce alla partita Fiorentina-Bologna del 5 dicembre 2004, diretta da De Santis persa dai rossoblu per 1-0. Quell’incontro precedeva il confronto tra Bologna e Juventus. “Nelle intercettazioni - ha detto Mazzone - ci fu la richiesta di ammonire i nostri quattro diffidati per far loro saltare la partita con la Juve. Quello stesso arbitro fu rimproverato perché riuscì ad ammonirne solo tre. Contro la Juventus giocammo con una difesa d’emergenza e perdemmo con un gol su punizione di Nedved, concesso perché due giocatori della Juventus si scontrarono al limite dell’area”. (07/02/2008) Spr
fonte: http://sport.kataweb.it/news/sport/2892819
CALCIOPOLI: SENTITI SECCO E PERINETTI, CAIRO IL 17
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(AGI/ITALPRESS) - Roma, 9 gen. - Due ore per Alessio Secco, tre per Giorgio Perinetti. Con il direttore sportivo della Juventus e quello del Bari, sono riprese oggi le audizioni e il lavoro inquirente della Procura federale sui contenuti delle ultime intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura napoletana, in merito al filone relativo a Calciopoli. Secco e’ stato sentito in merito alle intercettazioni telefoniche con Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus. Al termine dell’audizione il ds bianconero, che e’ stato sentito per due ore, si e’ detto tranquillo. Nel pomeriggio e’ stato ascoltato Giorgio Perinetti, attualmente direttore sportivo del Bari, ma sentito per fatti che si riferiscono a quando era ds del Siena.
Venerdi’ 11 sara’ il turno del vice presidente federale e presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Carlo Tavecchio.
Per quanto riguarda invece l’audizione del presidente del Torino, Urbano Cairo, anche questa in programma venerdi’, la Procura federale ha accolto la richiesta del dirigente granata di essere ascoltato giovedi’ 17. Deve ancora essere fissato, inoltre, il giorno dell’audizione di Mario Auriemma, ex presidente del Giorgione. Gia’ sentiti, nei giorni scorsi, Spinelli, Punghellini, Gravina, Foschi, Mattei, Cuccureddu e il ds della Nuorese, Raffaele Auriemma.
L’ossessione di Moggi: “Calciopoli è servita all’Inter”
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L’ex dg della Juve replica all’uscita delle ultime intercettazioni: “Nessuno può impedirmi di parlare con vecchi amici”.
Dal giorno in cui le prime pubblicazioni hanno fatto capolino sui giornali, non ha mai smesso di parlare Luciano Moggi. Non si è mai arreso all’evidenza, al contenuto delle miriadi di conversazioni proibite che lo hanno messo con le spalle al muro. E anche dopo la seconda infornata di intercettazioni l’ex dg della Juventus reagisce attaccando, prendendo di petto nemici veri e presunti: “Queste ultime cose uscite vorrebbero impedirmi di parlare: ma sono quarant’anni che sto nel calcio, conosco tutti, nessuno può impedirmi di avere contatti con chi mi chiede qualcosa. Non approvo il modo di come sono state pubblicate, magari questa situazione può far comodo ad alcune società che ora agiscono in tranquillità, che possono, senza concorrenza, diventare grandi come la mia Juventus”.
Aggiustavo partite per Allodi e Moggi
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ROMA - Ha raccontato di aver corrotto per conto di Italo Allodi, ora racconta di averlo fatto anche per conto di Luciano Moggi. Quando lo scordarono per quaranta giorni in carcere - era il maggio 1986, secondo scandalo scommesse -, il napoletano Armando Carbone provò a dire tutto ai magistrati di Torino. Sulla Juve e sul Torino della metà degli anni ´80, su Moggi. «Ma quella procura non mi ascoltava, indagava in ogni direzione fuorché su Moggi». E così vent´anni dopo, il 20 maggio 2006, Calciopoli in piena eruzione, il trafficante di calcio è uscito dalla sua casa di Posillipo, proprio a fianco quella del nemico, ed è andato a bussare alle porte dei sostituti procuratori di Napoli. A loro ha raccontato la sua integrale vita da corruttore offrendo robusti argomenti all´accusa e rilanciando tutto l´impianto di questa Calciopoli 2.
Con l´interrogatorio di maggio 2006, come hanno scritto i carabinieri del nucleo operativo di Roma nella premessa dell´ultima informativa, Armando Carbone ha offerto nuovi spunti per mettere un´altra volta sotto controllo i telefoni di Moggi e della sua corte. E così sono venute fuori le prove dell´ultima trama: Luciano continua a fare quello che ha sempre fatto, manovre sotto banco ai danni del calcio.
Ma che ha detto Carbone alla procura di Napoli? Cose indecenti e profonde, dettate probabilmente dal sentimento della vendetta, ma che danno spessore e continuità storica alle abitudini illegittime del calcio italiano. «Quello che oggi è stato disvelato come sistema creato da Luciano Moggi in realtà esisteva molto tempo prima», ha reso testimonianza, «e io sono stato l´uomo occulto di Italo Allodi. Facevo quello che poi è diventato negli anni un metodo di lavoro un po´ più sofisticato e cioè combinare le partite di serie A, B e C corrompendo giocatori e arbitri». Nella primavera dell´86 le intercettazioni del pm Marabotto disvelarono un giro di scommesse illegali che coinvolse Tito Corsi, Franco Janich, molti altri. Racconta Carbone, allora primo arrestato e primo pentito: «Quella fu un´operazione giudiziaria che non esito a definire architettata da Luciano Moggi per colpire il sistema di potere di Italo Allodi e prendere il suo posto».
Già. Carbone non ha avuto timori nel mettere a verbale considerazioni pesanti anche sul magistrato titolare dell´inchiesta, Marabotto, e sul motore dell´ufficio inchieste, Laudi. Li ha sempre ritenuti vicini all´allora dirigente della Juventus. Ecco la sua testimonianza resa a Napoli: «Non ho mai potuto far verbalizzare dichiarazioni sul Torino e sulla Juve. Avrei potuto riferire di Torino-Hajduk di Coppa Uefa, da me aggiustata attraverso la corruzione dell´arbitro. Avrei potuto raccontare della gara di Coppa dei Campioni Aston Villa-Juventus, finita 1-2. L´arbitro era il tedesco Eischweiler, un uomo mio. Tramite Dal Cin mi incontrai con un dirigente della Juve, mi sembra Morini, al quale proposi l´affare. Gli fornii l´indicazione di tutti gli scali aerei che l´arbitro avrebbe toccato per andare in Inghilterra: chiedeva tre Rolex e 50 milioni in abbigliamento. La partita venne truccata e la Juve vinse 2-1, ma fui estromesso dall´affare e l´operazione fu condotta da Franco Dal Cin».
Per dimostrare che l´indagine giudiziaria di Torino e quella dell´ufficio inchieste colpirono a senso unico, Carbone ha prodotto a Napoli i verbali delle intercettazioni degli anni ´80, dove si citano nomi «mai coinvolti nell´inchiesta». E poi: «Il dirigente del Napoli Pasquale Carbone mi offrì 200 milioni di lire per non farmi presentare di fronte alla giustizia sportiva. Accettai e quando Moggi diventò dirigente del Napoli calcio gli ricordai la promessa, che lui mai ha onorato».
Da Moggi a Moggi passando per Carbone: è la Calciopoli eterna del calcio italiano.
di CORRADO ZUNINO
FONTE LA REPUBBLICA
18/12/2007 - Lo “spettro” di Moggi: le telefonate con Secco, Cairo, Foschi etc…
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Parla con Bettega. Con Foschi. Con Cairo. La sua Juve, il Palermo, il Torino. Parla di come mettere in campo Muzzi («alla Altafini») e del figlio di Gheddafi. Luciano Moggi continua a parlare delle cose di sempre con il suo mondo di sempre, e quel mondo non si sottrae. Calciopoli bis parte da qui, 409 pagine di carte inedite, intercettazioni telefoniche e interrogatori, depositate sabato scorso durante l´udienza preliminare davanti al gup De Gregorio. I rapporti con la Federcalcio. Gli arbitri e la Nuorese. Un capitolo tutto dedicato agli scontrini che attestano acquisto di argenteria. Uno per il passaggio di proprietà del Siena. Uno per i rapporti col Livorno. Il Moggi di sempre. Con Bettega, per esempio. Lascerà la Juve a giugno del 2007, ma fino a pochi mesi prima è ancora al telefono a discutere di calcio e affari con il suo ex dg ormai squalificato. Un tassello che si aggiunge ai contatti con Alessio Secco, al quale Moggi suggerisce di prendere le difese di Deschamps, l´allenatore contestato nonostante la promozione in serie A. E quando parla della Juve, dice ancora: noi. Non solo. C´è un disinvolto scambio di opinioni con il presidente della serie D, Punghellini, sul conto di chi scrisse le sentenze. C´è un riferimento, in questa telefonata, a Gianni Letta, che si sarebbe adoperato per aiutare Franco Carraro.
["C´è carraro dietro calciopoli"]
Moggi riceve a dicembre 2006 un sms da Punghellini: «Caro Luciano io sono rimasto solo a combattere ma non mi arrendo come non dimentico degli amici avrei bisogno di un tuo recapito per mandarti un augurio e un pensiero». I due si sentono il giorno dopo il Natale 2006. Punghellini: «Han fatto delle porcherie allucinanti». Moggi: «Soprattutto con me». P.: «Ti ricordi quella volta che ci eravamo visti a Torino, io te lo avevo preannunciato (…) e dietro questa roba qui guarda che c´è Carraro». M.: «Ma c´è rimasto incastrato pure lui, eh». P.: «Però ne han fatte di cotte e di crude per tirarlo fuori. Anche adesso». M.: «Eh ma che vuoi, con Petrucci non ci sono dubbi sulla cosa». P.: «Adesso cercano, in accordo con Petrucci, in accordo con Tavecchio per esempio di zittire me, capisci». M.: «È incredibile guarda. Ma io che ci fosse di mezzo Carraro non avevo mai avuto dubbi, infatti vedi s´è fatto togliere la squalifica». P.: «Sì sì». M.: «Da Sandulli (…) È un allievo. È un allievo suo». P.: «È tutto lui. Fatto in combutta con tutta una serie di personaggi… poi ti raccomando Gallavotti». M.: «È il servo di Carraro». P.: «Mi hanno chiamato a Napoli anche a me perché in alcune intercettazioni c´ero di mezzo io. Però io la verità gliel´ho detta, eh. Perché loro volevamo sapere se tu avevi fatto pressioni su di me. No, su di me le pressioni le ha fatte una persona sola. Carraro (…) L´han fatta ad arte (…) Poi sai ci sono i servizi di qualche braccio armato, perché poi anche Tavecchio ci ha messo del suo (…) È abituato a giocare su tre tavoli. Addirittura gli ha telefonato Gianni Letta, hai capito. Per salvare Carraro naturalmente». M.: «A chi hanno telefonato a Catalano?». P.: «A Catalano e a Tavecchio. Capito!». M.: «Pensa te». P.: «Poi adesso ti raccomando il presidente dell´arbitrato del Coni. Sai anche questo è un amico di Tavecchio. Sono andati fuori a cena tremila volte (…) Io adesso sto monitorando un po´ tutta la situazione».
[L´immobile di ABETE ]
Dalle intercettazioni dei carabinieri emerge anche un affare che Nello De Nicola (collaboratore di Moggi) e Moggi stavano conducendo insieme con il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete. Scrivono i carabinieri nella loro relazione: «Assume particolare interesse la vicenda dell´acquisto di alcuni immobili siti in via del Tintoretto di Roma di proprietà della Cassa di Risparmio di previdenza per il personale del Monte dei Paschi di Siena che De Nicola ha curato per suo conto e per Moggi (…). Nell´ambito di tale compravendita si inseriscono alcuni contatti intercorsi tra De Nicola e Giancarlo Abete».
«Gli ho mandato un fax (ad Abete, ndr) - dice Claudio, il figlio di De Nicola, al padre - e gliene ho messo pure un altro di appartamento in alternativa… Che mi ha detto il portiere che sta libero».
Nello: «Eh».
Claudio: «180 metri quadrati che sta sfitto pure quello».
[LE TELEFONATE CON ALESSIO SECCO ]
È Moggi a chiamare. Alle 19 e 38 del 10 aprile. Moggi: «Sta´ a sentire… adesso te´ devi fa´ ‘na cosa». Secco: «Sì». M.: «Devi dire che sembrano assurde tutte le critiche rivolte a Deschamps. Siamo primi in classifica e abbiamo avuto diecimila infortuni». S.: «Certo». M.: «L´allenatore ha fatto bene. L´allenatore resta con noi. L´allenatore praticamente ha la fiducia dei giocatori. Fallo… Fallo questo perché…». S.: «Certo». Moggi: «Vogliono crearci dei problemi». S.: «Ok. Ok. Va bene». M.: «Mi fai questo qui che è la cosa più importante». S.: «Va bene. Va bene».
[TELEFONATE CON ROBERTO BETTEGA ]
Il 23 febbraio 2007, Bettega chiama alle 9 e 19 del mattino: «Vedo alla fine dell´anno cosa devo fare. Però ti devo raccontare una cosa strana. Ho parlato con D´Onofrio e ha accennato alla trattativa che c´era fra… e questo… canadese per la questione del Marsiglia… ah, quello sarebbe un bel posto dove andare, dico… due giorni fa mi chiama invece l´amico libico… dice io gli ho detto che non c´è nessuno meglio di Moggi e Bettega… e mi ha telefonato ieri, un incontro a cena martedì sera alle sette a casa sua a Portofino». Moggi: «Lo facciamo… Ci andiamo assieme ao´…». Bettega: «Allora io gli do la conferma». Moggi: Dagli la conferma». Il 26 febbraio parlano di Gheddafi junior. Moggi: «Pronto. Che è successo, ao´?». Bettega: «È successo che ha mandato… ingegnere dicendo siamo in ritiro con la squadra, bisogna riposizionarlo e ci sentiamo». Moggi: «Ma chi è questo qui? È italiano questo?». Bettega: «Nooo. È Sadi». Moggi: «Ah. Sadi». Bettega: «Adesso si allena con la Samp». Moggi: «Oh, vediamoci domani sera a cena a casa mia, si fa du chiacchiere dai».
[TELEFONATE CON CAIRO]
Moggi: «Urbano tu devi piantarla. Vuoi da´ retta a me, guarda devi piantarla di dar retta a centomila persone». Cairo: «Io non do retta a nessuno». Moggi: «Io il calcio lo conosco com´è fatto. Quando ti metti intorno gente come Antonelli… spostali. Comunque io te l´ho detto. Ti ho detto giovedì ci vediamo».
[TELEFONATE CON DE NICOLA ]
Una delle difficoltà riscontrata dagli inquirenti è dovuta al fatto che Moggi e soci hanno la netta consapevolezza di essere intercettati. La conferma nella chiamata del 30 ottobre 2006. Camillo De Nicola e Luciano Moggi parlano. De Nicola si lamenta dell´arbitraggio di Siena-Ascoli. Arbitro Palanca.
De Nicola: «… Quel pezzo di merda, testa di cazzo di Palanca».
Moggi: «Lui l´ha fatta grossa lì… La prima ammonizione… «.
De Nicola: «È un bel pezzo di merda, Lucià. Nei primi trenta minuti mi ha ammonito 5 giocatori».
Moggi: «Nello, gli arbitri per cortesia non ne parliamo, guarda… «.
De Nicola: «Stiamo a fare un commento io e te Lucià. Ma che cazzo, mo… no ma che c´entra… Comunque poi ne parliamo a voce».
[TELEFONATA CON RINO FOSCHI ]
Il 2 marzo del 2007 Foschi, d.s. del Palermo, chiama Moggi. Foschi: «Aspetto ancora una settimana per vedere certe cose… e controllo… e dirò anche… il calcio lo avete chiamato Moggiopoli… ma Moggi ha solo avuto l´accuratezza di essere un dirigente colto e di difendersi come sto facendo in questo momento io per il quarto posto… quello che ha fatto Moggi gli è costata una carriera e invece a me la carriera non mi costa… perché io vado fuori… però li sputtano… faccio nomi e cognomi di quei 5 personaggi». Moggi: «Caro… Caro Rino». Foschi: «Lo faccio. Luciano, lo faccio (…) Galliani è la vera… la vera mela marcia del calcio italiano». Moggi: «Eh va be´, oh». Foschi: «È lui. Petrucci. Agnolin». Moggi: «Carraro».
di Angelo Carotanuto
Fonte: La Repubblica
17/12/2007 - Gazzoni Frascara: “Calciopoli, ma chi paga?”
Pubblicato da admin
Milano, 17 dicembre - Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente del Bologna, ai microfoni di `Rai Radio Anch`io Sport` , sul tema di calciopoli. A Napoli e` iniziato il processo penale su Calciopoli, in un momento dove il calcio italiano sul campo vince: `C`e` differenza tra calciatori e dirigenti. Si discute oggi di Calciopoli e il Milan vince, come un anno fa in pieno scandalo, la Nazionale ha vinto. C`era una dirigenza corrotta, mentre i calciatori per la maggior parte non lo sono e sanno vincere`. Ben 37 i rinvii a giudizio, lei si sente vittima: `Dal punto di vista patrimoniale sicuramente, non personale, ma patrimoniale si`. Mi sono costituito parte civile, anche la FIGC e Lega, ma non capisco perche`…C`e` bisogno di chiarezza.. A chi chiedono i danni? Cosi` come non capisco come la Juventus non ha fatto azione su Moggi e Giraudo..non capisco`
A Frascara viene chiesto se sia sorpreso delle nuove intercettazioni su Moggi con nuovi contatti: `Non mi soprende, si dice che lavori sull`estero con altre squadra. Ma mi chiedo chi paghera` tutti questi danni? Se qualcuno sara` condannato, ma rimane il danno civile e chi paga ?. Sul fatto che l`ex presidente del Bologna avesse chiesto l`annullamento del campionato, Gazzoni Frascara puntualizza: `Io dico che la Federazione deve mantenere l`equita` del campionato. Se ci sono squadre che devono pagare che equita` di campionato c`e` ? Moggi e Giraudo facevano riferimento alla Juventus, avevano pieni poteri, cosi` come i fratelli Della Valle…Il campionato si deve congelare se qualcuno ottiene un sequestro conservativo, a meno che non paghino, ma chi paga…`
Tornando sul danno subito da Bologna e sul campionato, Gazzoni Frascara insiste: `Il danno l`ha avuto la finanziaria che controllava il Bologna. Sono stato retrocesso sul campo da Calciopoli, ma il campionato e` stato considerato regolare, poi retrocessioni confermate. E` un campionato tarocco, il Bologna in B non era una decisione valida e il suo ripescaggio non e` avvenuto per illeciti gravi che sarano esposti alla giudizia ordinaria`. Il tema portante delle esternazioni dell`ex presidente e` comunque quello del chiedere giustizia: `Mi domando perche` la Juventus non ha denunciato Moggi e Giraudo. E` la stessa proprieta`…`.
C`e` rassegnazione in lei?`Si va avanti e la magistratura arrivera` a stabilire la giustizia e chiedera` conto a chi ha fatto un reato`. La posizione di Gazzoni Frascara ha trovato solidarieta` o no: `Io qualche amico ancora ce l`ho, ma qui e` una questione di giustizia. I giudici valutino ed emettano le sentenze. Se rimane a Napoli con i due pm che ho sentito l`altro giorno, so che che ci sara` giustizia. Un po` Don Chisciotte mi sento, anche perche` sono l`unico forse vero danneggiato. L`Atalanta e` retrocessa, ma il Bologna con partite manovrate dirette e indirette. Il Messina, pilotato da Fabiani, che comprava le sim per Moggi, ha fatto risultati che se `puliti a dovere` finiva dietro al Bologna sicuramente`
E` cambiato qualcosa ai vertici del calcio ? C`e` tutta la struttura che e` rimasta uguale. I presidenti sono sempre gli stessi e forse venderebbero se potessero. La giustizia sportiva deve decidere in fretta, ma giustizia ordinaria ha un tempo lento, ma non come si pensi. Ora ha sei mesi di ritardo: Calciopoli scoppia nel 2006, siamo a giudizio a fine 2007. Non e` grave il tempo perso, pero` dobbiamo vigiliare su eventuali pressioni politiche che possono esserci`
Al ex dirigente del Bologna viene chiesto se abbia mai ricevuto minacce: `No, ma ci ho anche pensato. Ma non mi fermo per questo`. Un problema sollevato poi da Gazzoni Frascara, e` quello della giustizia sportiva: `Ha ragione Guido Rossi, fin quando la giustizia sportiva e` all`interno delle federazioni i casi come quelli di cui stiamo parlando possono ripetersi. La siustizia deve essere spostata in un settore staccato dalle federazioni. Siamo ad una repubblica e mezza del calcio, un passo avanti con denuncie, qualcosa e` stata fatto ed e` gia` qualcosa.. Nel calcio girano 10 miliardi di euro e possono essere controllati da sette persone e il pericolo c`e`. Giustizia sportiva va separata`
Infine, tornera` nel calcio ? Ho 72 anni, ho fatto 12 anni di calcio e ne ho abbastanza. Seguiro` il calcio e seguo il Bologna e poi seguiro` questi processi. Seguo il calcio da fuori. Bologna lo vedo bene. Io nel calcio pero` non torno`.
Fonte: Datasport
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