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Processo Gea, nuove accuse ai Moggi
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Orlandini, ex procuratore di Gatti: «La Gea costrinse il mio assistito a revocarmi la procura»
ROMA, 27 marzo - Ogni udienza del processo Gea porta la sua croce per Luciano e Alessandro Moggi. L’ultima tegola sulla testa della famiglia che fino a non molto tempo comandava il sistema calcio in Italia l’ha lanciata il procuratore Claudio Orlandini, ascoltato oggi a Roma. Orlandini ha illustrato la sua versione della complicata vicenda che, attraverso il suo assistito Fabio Gatti, portò al passaggio di Fabio Liverani dal Perugia alla Lazio. «Nel 2001, quando Fabio (Gatti, ndr) era al Perugia - dice l’agente - mi chiamò il padre del giocatore e mi spiegò che mi dovevano revocare la procura perché il presidente del Perugia, Gaucci, disse che, se non lo avessero fatto e se la procura non fosse passata alla Gea, avrebbero stroncato la carriera di Fabio e lo avrebbero messo fuori rosa. Un mese dopo mi arrivò la raccomandata della revoca della procura. A quel punto chiesi di parlare con Gaucci o Sabatini per chiedere spiegazioni. Sabatini, all’epoca ds del Perugia, mi disse di mettermi l’anima in pace perché questo passaggio di procura alla Gea, insieme a quello di Miccoli, serviva per portare a termine il trasferimento di Liverani dal Perugia alla Lazio. Questo avrebbe dato liquidità in cassa al club umbro, all’epoca fortemente indebitato. A quel punto accettai la revoca e mi venne saldata direttamente dal Perugia la penale, perché Sabatini mi disse di passare in sede, che avrei trovato una busta con dentro 20 milioni di lire e cosi è stato».
LA TESTIMONIANZA DI GATTI - Gatti, anche lui ascoltato dal presidente Luigi Fiasconaro, ha cercato di ridimensionare i fatti («Venni contattato da Gaucci, che mi consigliò per il mio bene e per la mia carriera di passare la mia procura alla Gea. Non ho mai subìto pressioni») puntando anche il dito contro Orlandini («Non ero del tutto soddisfatto del lavoro fatto da lui, dopo il mio passaggio alla Gea iniziai a giocare in maniera più costante nel Perugia e un mese dopo firmai l’adeguamento del contratto da 250 milioni di lire annui»), ma è stato subito contraddetto dall’avvocato di parte civile, Ciardullo, che gli ha contestato una sua deposizione alla Guardia di Finanza nella quale parlò dell’invito di Gaucci a passare alla Gea come di qualcosa di più di un semplice consiglio. Il presidente della decima sezione penale del Tribunale di Roma, Fiasconaro, ha quindi disposto per il prossimo 3 aprile la convocazione del padre di Gatti e del padre di Orlandini e l’eventuale confronto tra Claudio Orlandini e Fabio Gatti.
IL CASO VIVIANO - L’ex agente dell’attuale centrocampista del Modena si è anche soffermato su un secondo episodio, riguardante un altro suo assistito, il portiere Viviano, e la Gea, dal quale emerge il potere esercitato da Luciano Moggi e il ruolo tutt’altro che super partes dell’ex vice presidente federale Innocenzo Mazzini: «Nella Fiorentina che stava fallendo avevo come giocatore Viviano, all’epoca portiere della Primavera viola. Lui fu contattato da Innocenzo Mazzini che gli disse di presentarsi nella sede della Fiorentina senza il procuratore perché sarebbe avvenuto il suo passaggio alla Juve. Viviano e suoi genitori mi raccontarono l’episodio e a quell’incontro mi presentai anch’io. Successivamente Moggi telefonò a mio padre Andrea e gli disse che se non mi fossi fatto da parte mi avrebbe stroncato la carriera. Luciano Moggi aveva tante influenze, perché aveva dato lavoro a tante persone e quindi poteva muovere giocatori e direttori sportivi. Questo gli permetteva di avere parecchio potere».
GLI ALTRI TESTE - Dinanzi alla decima sezione penale del tribunale di Roma si sono presentati anche Paolo Bordonaro, procuratore di Giorgio Chiellini fino a quando la Gea non glielo ha soffiato («Scrissi una lettera alla Figc per denunciare l’intromissione di Davide Lippi ma non ricevetti alcuna risposta») e l’attuale centrocampista del Palermo, Giovanni Tedesco. «Come procuratore ufficiale avevo Imborgia - ha raccontato l’ex giocatore del Perugia - ma dal 2000 ero rappresentato da Pastorello pur non avendo mai depositato la nuova procura. Poi un giorno Gaucci mi telefonò durante l’estate e mi disse di raggiungerlo a Roma perché mi avrebbe fatto conoscere delle persone. Andai nella sede della Gea dove conobbi Alessandro Moggi ed Emiliano Zavaglia. Mi venne prospettata l’idea di passare a un grande club, si parlava della Lazio. Presi un po’ di tempo, poi decisi di affidare la mia procura alla Gea, dopo avere avvertito Pastorello, e firmai con Emiliano Zavaglia, senza depositare la procura in federazione perché era ancora in vigore quella con Imborgia». Passò l’estate senza che nessuno della Gea né della Lazio si facesse vivo con Tedesco. Rimasto al Perugia, la reazione del giocatore fu la seguente: «Mi sentii con Zavaglia e gli feci presente tutto il mio malcontento per le promesse non mantenute, il mancato passaggio alla Lazio e gli dissi che pensavo di lasciare la Gea. Fabio Grosso mi presentò Stefano Antonelli (all’epoca un altro agente, ndr) e con lui preparammo al lettera di revoca della procura a Imborgia. Ma la Gea a quel punto depositò la procura firmata da me con Zavaglia. Ne nacque un’inchiesta federale al termine della quale io venni condannato con un’ammenda di 1500 euro e Alessandro Moggi fu deferito». Lunedì altra udienza del processo. Toccherà al presidente del Messina, Franza, al ds del Bari, Perinetti, e ad Ermanno Pieroni, per i quali Fiasconaro ha disposto l’accompagnamento coatto della forza pubblica, ma soprattutto all’ex ad della Juve, Antonio Giraudo, all’ex allenatore di Roma e Juve, Fabio Capello, e all’ex ds della Roma, Franco Baldini.
fonte: Corriere dello sport.it
http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/23801/Processo+Gea,+nuove+accuse+ai+Moggi
CALCIO: LETTERA CON PROIETTILE E MINACCE PER DIRIGENZA JUVE
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CALCIO: LETTERA CON PROIETTILE E MINACCE PER DIRIGENZA JUVEUna lettera con un proiettile e minacce nei confronti della dirigenza della Juventus è stata recapitata questo pomeriggio a Milano nella sede della Gazzetta dello Sport. La missiva ha come mittente un gruppo di tifosi bianconeri. Secondo quanto riferito dalla polizia, nella busta arrivata in via Solferino c’erano un proiettile a salve da 8 millimetri e una lettera con minacce. Nel testo ci sarebbe un riferimento alle indiscrezioni sulla nomina di Guido Rossi a consulente della Ifil, la finanziaria che controlla il club bianconero. L’avvocato d’affari è uomo di dichiarata fede nerazzurra e, sopratutto, era commissario straordinario della Figc quando la Juventus fu retrocessa in serie B per il caso Calciopoli. Proteste in questo senso erano già apparse di recente su un sito della tifoseria bianconera. G.Boi (15/03/2008) (Spr)
fonte: repubblica.it
Processo Gea: Grabbi `Moggi mi minaccio“
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(AGM-DS) - 04/03/2008 13.59.10 - (AGM-DS) - Milano, 4 marzo - Continuano a Roma gli interrogatori del processo per la presunta illecita concorrenza della Gea. Oggi e` stato il giorno di Corrado Grabbi, attuale giocatore del Bellinzona (Svizzera) e in forza alla Juventus nelle stagioni 1992-1993 e 1994-1995. Davanti al procuratore l’ex attaccante bianconero ha raccontato dei primi approcci con la Gea nel 1995 quando Alessandro Moggi e Franco Zavaglia fecero di tutto per acquisire la sua procura: ’Ho sempre avuto Giuseppe Galli come procuratore, iniziarono a pressarmi l’anno dopo per tutto il periodo di ritiro in Svizzera ma io non accettai. Quando rifiutai di andare al Prato, Moggi mi minaccio` e disse che avrei dovuto giocare nel giardino di casa mia`.
Grabbi ha poi parlato del 2000: ’Il mio rapporto con Luciano Moggi non e` mai stato buono, ottenni la garanzia di essere la quarta punta ma poi fui improvvisamente ceduto alla Ternana: suppongo perche` rifiutai le proposte di Alessandro (Moggi n.d.r) e Franco Zavaglia`. Nell’ambito del processo che ha come imputati non solo Zavaglia e i due Moggi ma anche Davide Lippi, Pasquale Gallo e Franceso Ceravolo, sono stati inoltre sentiti Christian Molinaro e Marco Rigoni.
Interessante un ‘episodio riportato da quest’ultimo: ’Quando comunicai ad Alessandro Moggi di voler cambiare procuratore, urlo`, mi invito` a ripensarci. Io mi rifiutai e da li` in avanti non ottenni mai piu` il permesso di entrare nello spogliatoio della prima squadra’.
Fonte: Datasport
http://www.datasport.it/leggi.aspx?id=4883088
Amoruso: «Moggi mi minacciava»
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Testimonianza choc del giocatore della Reggina al processo Gea: «Costretto a trasferirmi dalla Juve al Perugia. Moggi mi disse che se non avessi accettato avrei smesso di giocare a calcio»
ROMA, 3 marzo - Testimonianza choc di Nicola Amoruso al processo Gea, che è ripreso questa mattina a Roma, presso la decima sezione penale presieduta da Luigi Fiasconaro (il pm è Luca Palamara). Nel procedimento che vede imputati Luciano e Alessandro Moggi, Franco Zavaglia, Pasquale Gallo, Davide Lippi e Francesco Ceravolo, il giocatore della Reggina ha ricostruito la storia dei suoi rapporti con Moggi padre e figlio, raccontando particolari inediti e parlando di minacce ricevute da Big Luciano. Il quale si è poi presentato in aula per leggere una dichiarazione spontanea in cui smentisce in toto le affermazioni di Amoruso. Da segnalare l’assenza ingiustificata di Giovanni Tedesco e Giorgio Chiellini. Ai due giocatori era stato notificato l’invito a comparire, ma non si sono presentati. Il presidente Fiasconaro non l’ha presa bene e ha minacciato di farli prelevare dalla forza pubblica. Diverso il discorso per Ruslan Nigmatullin e Serhiy Kovalenko, che si trovano all’estero. Per loro sono state inoltrate delle rogatorie internazionali. Una volta esaurite le pratiche burocratiche che li riguardano dovrebbero presentarsi in aula.
MINACCE - Ma andiamo con ordine, ricostruendo il racconto di Amoruso. Che comincia parlando del suo passaggio da Antonio Caliendo ad Alessandro Moggi. Caliendo è stato l’agente di Amoruso fino al maggio 2001. In quel mese, il giocatore decise di revocargli la procura, per poi affidarsi nell’ottobre successivo ad Alessandro Moggi. La decisione, racconta Amoruso, fu presa per “ragioni personali” o, meglio, per l’insoddisfazione nei confronti del lavoro di Caliendo. Questi, infatti, gli aveva consigliato di lasciare la Juventus per trasferirsi al Napoli, assicurandogli che la squadra partenopea quell’anno sarebbe stata competitiva. In realtà, dice Amoruso, il Napoli di quell’anno era tutt’altro che forte e, infatti, retrocesse in serie B. L’attuale centravanti della Reggina tornò quindi in bianconero. E a quel punto cominciarono i problemi con la famiglia Moggi. Alessandro, nel frattempo diventato suo procuratore, lo chiamò un giorno per avvertirlo che il padre Luciano lo avrebbe chiamato per proporgli una cessione. «Io - racconta Amoruso in aula - gli dissi che il mio procuratore era lui e che quindi con suo padre doveva parlarci lui per dirgli che la cessione non mi stava bene, anche perché mi avevano proposto di andare al Perugia, dove avrei guadagnato molto meno dei tre miliardi e mezzo che prendevo alla Juve, visto che la politica dei Gaucci era quella di contenere i costi». Nonostante le sue rimostranze, la telefonata di Moggi padre arrivò lo stesso. E, da quanto racconta Amoruso, non fu una conversazione piacevole. «Luciano Moggi - prosegue il giocatore - mi disse che se non avessi accettato di trasferirmi a Perugia avrei smesso di giocare a calcio». Per questo, aggiunge, decise di accettare di andare in Umbria, firmando un contratto di quattro anni, alle stesse cifre che prendeva a Torino. Sembrava tutto a posto, ma dopo poco il presidente del Perugia Luciano Gaucci gli disse che guadagnava troppo e che doveva dimezzare la durata del contratto e la stipendio percepito. «Era come se mi costringessero a cambiare squadra - è il commento di Amoruso -. Fui costretto ad accettare la proposta di Alessandro Moggi di andare a Como». A questo proposito, bisogna ricordare che alla fine della stagione 2002-2003 il club lombardo fu retrocesso e poi fallì. E che nel processo per il fallimento del Como fu coinvolto anche Moggi padre in qualità di indagato.
SCORRETTEZZE - Continuiamo a seguire il racconto di Amoruso. Il quale, fallito il Como, si trovò senza contratto. Non ci mise però molto a trovare posto prima a Modena e poi a Messina, sempre con Alessandro Moggi come procuratore. I rapporti con il figlio di Big Luciano però stavano rapidamente peggiorando, tanto che quando il presidente del Messina Pietro Franza gli propose di rinnovare il contratto, Amoruso rispose che andava bene, ma Alessandro Moggi doveva restarne fuori. «Quando lo venne a sapere il ds Fabiani (molto legato a Moggi padre e imputato a Napoli per “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva” nell’altro processo penale connesso a Calciopoli, ndr) - racconta Amoruso - cambiò tutto: il tempo di farmi la doccia e mi presentai da Franza, il quale nel frattempo aveva deciso di bloccare tutto». L’ultimo capitolo del tormentato rapporto tra Amoruso e Alessandro Moggi si consumò poco dopo. «L’acme della “lealtà” - dice con ironia il giocatore - ci fu quando Moggi mi citò in giudizio, quando ero ancora un suo assistito, nel contenzioso tra Caliendo e la Gea». A questo proposito, bisogna ricordare che Caliendo ha citato in giudizio Alessandro Moggi proprio per le somme ancora non ricevute dopo la revoca della procura da parte di Amoruso.
APPARIZIONE - A replicare ad Amoruso si è presentato in aula lo stesso Luciano Moggi per leggere una dichiarazione spontanea. La quale, essendo Big Luciano imputato, non permette a pm e avvocati di rivolgergli domande. «Amoruso parla di minacce da parte mia - afferma Moggi -. Gli ricordo che lui, pur facendo pochi gol, ha guadagnato molto. Fece 9 partite con 0 reti nella Juve e un giocatore così a Torino non ci può stare. Quando io l’ho costretto ad andare a Perugia, quella era la volontà della Juventus. Io le pressioni non le ho fatte con la pistola. Altri che hanno rifiutato il trasferimento sono rimasti alla Juve. Poi non hanno giocato, ma questo per scelta dell’allenatore».
ALTRE TESTIMONIANZE - Prima di Amoruso e Moggi si erano presentati in aula i procuratori Paolo Conti e Claudio Honorati, ma entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ha invece parlato l’avvocato Piero D’Amelio, ex membro della Commissione agenti calciatori. D’Amelio ha ricordato di avere a suo tempo aperto un’indagine conoscitiva sulla Gea, su impulso della Federcalcio, per abuso di posizione dominante, ma di essere poi stato bloccato dalla stessa Figc, all’epoca presieduta da Franco Carraro. Per giustificare lo stop, ha aggiunto D’Amelio, la Figc addusse come motivazione la “mancanza di fondi”.
CASO GRABBI - Dopo D’Amelio è stato il turno di un altro procuratore, Giuseppe Galli. In fase istruttoria, Galli, ex agente di Salvatore Fresi, aveva dichiarato in un interrogatorio che il giocatore gli era stato “portato via” da Pasquale Gallo ed era poi finito all’Inter. Questo avvenne prima della nascita della Gea, ma il fatto interessa il pm e i giudici perché poi Gallo entrò a far parte della società fondata, fra gli altri, da Alessandro Moggi. Galli ha poi parlato di Corrado Grabbi, calciatore di cui ancora detiene la procura. Palamara ha chiesto se risponde al vero il fatto che Grabbi fu convocato da Luciano Moggi quando era un giocatore della Juventus (si parla del 1995). Galli ha confermato l’episodio, specificando però che era un evento del tutto normale, visto che Moggi era dirigente della squadra per la quale Grabbi giocava. In quell’occasione, però - ha aggiunto Galli - Luciano Moggi parlò a Grabbi del figlio Alessandro (allora all’inizio della carriera di procuratore), consigliandogli di prenderlo come agente. Grabbi rifiutò la proposta. Cosa che, dichiara oggi Galli, non danneggiò la sua carriera.
CALIENDO - Dopo la dichiarazione spontanea di Moggi, sul banco dei testimoni si è seduto Antonio Caliendo. La cui deposizione non è affatto piaciuta a Fiasconaro. Di fronte alle dichiarazioni dell’agente, giudicate “reticenti e contraddittorie”, il presidente l’ha ammonito ufficialmente. A fare infuriare Fiasconaro soprattutto la risposta data da Caliendo a una domanda degli avvocati, che gli chiedevano quanti giocatori abbia attualmente sotto procura e quanti soldi guadagni grazie ai suoi assistiti. Incredibilmente, Caliendo ha dichiarato di non ricordare, ma, ha aggiunto, «sono uno dei più grandi procuratori italiani: nella mia gestione ho avuto oltre 140 campioni». Un’altra delle affermazioni “reticenti e contraddittorie” di Caliendo ha riguardato il passaggio di Amoruso dalla Juve al Napoli, a proposito del quale l’agente ha detto di non avere mai saputo che tra le due società esistesse un accordo di comproprietà. Il che, per usare un eufemismo, è una cosa assurda, essendo all’epoca Caliendo procuratore del giocatore. Andando avanti nella sua deposizione, Caliendo ha poi affrontato il capitolo dei suoi rapporti con Alessandro Moggi. A sentire lui, il fondatore della Gea gli portò via Amoruso, ma allo stesso tempo gli assicurò che avrebbe continuato a ricevere emolumenti per la procura del giocatore. Cosa che, assicura Caliendo, non è mai avvenuta, facendo nascere un contenzioso con la Gea.
SOCIETA’ - Prima della nascita della Gea, i rapporti tra Caliendo e Moggi figlio erano ottimi. Al punto che al primo era venuta l’idea di far nascere una società di procuratori. Peccato che Caliendo non ricordi se la proposta fu da lui fatta prima o dopo il caso Amoruso. Altre dichiarazioni il procuratore le ha rilasciate a proposito di David Trezeguet. «Io - ha detto Caliendo – avevo fatto firmare al francese un contratto di quattro anni con la Juventus, ma con l’accordo che alla fine del primo anno ci sarebbe stato un sostanzioso ritocco del suo ingaggio. Però questo accordo non è mai stato rispettato dalla Juve. E quindi quando io non ero già più procuratore del giocatore, ma solo suo consulente, gli ho consigliato di andare in scadenza e avevo raggiunto un accordo con Bettega in base al quale lo avrebbero fatto partire per 15 milioni di euro». Il periodo cui fa riferimento Caliendo è l’estate del 2004, quando Trezeguet fu vicinissimo al trasferimento al Barcellona. Sui motivi per cui il passaggio dal club bianconero a quello catalano non avvenne ci sono due versioni. Secondo Caliendo, Moggi padre fece intervenire Fabio Capello, che stava per diventare allenatore della Juventus, per convincere Trezeguet a restare a Torino. Secondo Big Luciano, intervenuto con un’altra dichiarazione spontanea, in realtà il francese aveva firmato il rinnovo dell’accordo con la Juve un mese prima che Capello diventasse il tecnico bianconero. Il che, a ben guardare, non è affatto una smentita, perché i contatti tra la società torinese e l’allora allenatore della Roma potevano essere cominciati ben prima che quest’ultimo firmasse ufficialmente il contratto.
CERAVOLO - Le dichiarazioni di Amoruso hanno in parte alleggerito la posizione di uno degli imputati di Roma, Francesco Ceravolo. Da testimonianze rese nei giorni scorsi, in particolare quella di Viktor Boudianski, era emerso come Ceravolo, ufficialmente responsabile del settore giovanile della Juventus, facesse in realtà pressione sui giocatori perché affidassero le loro procure ad Alessandro Moggi. Almeno nel caso di Amoruso, però, non fu così. L’attaccante della Reggina ha infatti affermato che fu suo padre a chiedere a Ceravolo di metterlo in contatto con Moggi figlio e non il contrario. Purtroppo per Ceravolo, una giornata che poteva essere per lui positiva è diventata improvvisamente negativa quando Caliendo, rispondendo al presidente Fiasconaro che gli chiedeva quali fossero esattamente i compiti di quello che compariva come il responsabile del settore giovanile bianconero, ha detto che, da quanto gli consta, Ceravolo aveva a disposizione un portafoglio da utilizzare per procacciare “clienti”, vale a dire calciatori, ad Alessandro Moggi.
Andrea Fanì
Fonte: Corriere dello Sport
http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/20690/Amoruso:+%C2%ABMoggi+mi+minacciava%C2%BB
Fresi, fui costretto a lasciare Juve
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‘Minacciato da procuratore Gea’, Moggi smentisce ex giocatore
Mi minacciarono per accettare il trasferimento al Perugia nel 2003-04′. Lo ha detto l’ex calciatore della Juve, Fresi, al processo alla Gea. Fresi ha accusato il manager della Gea, Gallo: ‘mi disse che se non accettavo il Perugia mi avrebbero fatto allenare da solo in montagna’. A replicare e’ stato Luciano Moggi: ‘La Juve non ha mai minacciato nessuno. Nel 2002-2003 Fresi aveva fatto 9 presenze. Aveva creato problemi di spogliatoio e non piaceva agli allenatori che non lo facevano giocare’.
fonte: Raisport.rai.it http://www.raisport.rai.it/sportarticolo/0,10719,89095,00.html
Minacce di morte a Collina
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Il designatore arbitrale di serie A e B di calcio avrebbe ricevuto per posta minacce “pesanti e attendibili” nella sua abitazione di Viareggio. Tutti i giorni l’ex fischietto è seguito come un’ombra dalle forze dell’ordine
Milano, 24 dicembre 2007 - MENTRE SI DISCUTE di fair play e si riesce anche a metterlo in pratica già prima della data fissata dalla Lega (12 e 13 gennaio 2008), arriva una notizia che fa capire quanto il nostro calcio sia ancora malato e i suoi protagonisti addirittura in pericolo di vita. Da tre settimane il designatore arbitrale Pierluigi Collina vive sotto scorta. E non solo il sabato e la domenica, se decide di andare a vedere qualche partita di serie A e B. Ogni giorno della settimana, anche quando è nella sua Viareggio e va all’edicola a comprare i giornali, l’ex arbitro è seguito come un’ombra, discreta ma sempre presente, dal personale delle forze dell’ordine.

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