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Così Moggi progettava il rientro
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C’è un’altra Calciopoli che spunta dalle 409 pagine vergate per i pm Beatrice e Narducci dai Carabinieri di Roma e consegnate solo il 12 dicembre, a tre giorni dall’udienza preliminare del processo che riprenderà il prossimo 8 febbraio. Intercettazioni che - scremate in questo faldone in circa trecento selezionate - dimostrano, secondo l’accusa, «la continuità dei rapporti tra i coindagati» e con altri personaggi. Evidente il grande lavoro di Moggi per restare al centro della sua galassia di mercato: consigli per gli acquisti e per i licenziamenti o gli allontamenti, ma anche i tanti ami lanciati per mettere piede nel Siena, così come i contatti con Spinelli in cui si parlava non solo di allenatori da assumere, ma anche di percentuali da rilevare, si telefona con l’altro inibito Capozucca eppoi quel Foschi di Palermo che si affida anima e corpo. Prova a mettere becco nelle scelte tecniche del Toro parlando con Cairo e Imborgia, Moggi; ottiene biglietti dall’impiegato Figc e amico Pazzanese, ma anche dal ds romanista Pradè.
In tutto questo significativa della volontà di ritorno la battuta con cui l’ex dg bianconero pensava ad una squalifica che potesse finire «in due mesi» grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato mai arrivata, mentre l’Arbitrato Coni si rifiutava di giudicarlo come non più tesserato. Eppoi la frase che Giorgio Perinetti, deus ex machina della trattativa intensissima per accaparrarsi il Siena, dice a Claudio Mangiavacchi, genius loci del momento: «Vogliono fare un’operazione che è l’unico modo per rientrare nel calcio, per lui. E lui avrà qualcuno con la storia lì Giraudo, Briatore, ma è sempre squalificato?». «E che c’entra - risponde Perinetti -, ma uno il proprietario lo può fare, e chi ti squalifica come proprietario».
Fonte: Tuttosport
17/12/2007 - Moggi, ancora lui: c’è “Big Luciano” dietro il no di Nocerino alla Fiorentina
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Associazione per delinquere finalizzata per reati contro la pubblica amministrazione e rivelazione di atti coperti da segreto istruttorio, quanto basta per strappare un sorriso ai pm e rendere meno sorridente l’avvocato Paolo Trofino che difende Luciano Moggi. Trofino è uomo esperto di aule di tribunale e sa che questo lo mette in crisi. È questo il nuovo filone che sta tenendo occupati i pm napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Uno stralcio del processo Moggiopoli, la dimostrazione che Luciano Moggi non ha mai smesso di lavorare. «L’associazione a delinquere sopravvive all’inchiesta». Ma perché si parla di reati contro la pubblica amministrazione e rivelazione di atti coperti dal segreto istruttorio? C’entrano le intercettazioni telefoniche, c’entrano le chiacchierate anche con persone fuori dal mondo del calcio, c’entrano le pressioni che la giustizia sportiva ha subito prima della seconda sentenza (quella della Corte federale).
FILONE NUOVO In Procura a Napoli non si esclude che ci possano essere iscrizioni nel registro degli indagati per altre persone, ma al momento i tempi non sono ancora maturi. Le intercettazioni telefoniche devono ancora avere i relativi riscontri. Sono arrivate solo da pochi giorni sul tavolo dei magistrati e per il momento sono soltanto l’ulteriore prova dell’associazione, ma anche qualcosa di più: se l’associazione è reiterata nel 2006-07 non ricade più nell’indulto. Se Beatrice e Narducci convinceranno il giudice, i reati per i quali sono chiamati i 37 imputati non cadranno nell’indulto e alla fine — in caso di condanna — si arriverà a dover scontare delle pene.
GIUSTIZIA SPORTIVA Rivelazione di atti coperti da segreto istruttorio. Moggi nelle sue telefonate parla con gli amici e con gli altri condannati della giustizia sportiva di come si è svolta la camera di consiglio della Corte federale. Come si è giunti alle sentenze che hanno in parte sconvolto le sentenze emesse dalla Caf presieduta da Ruperto. Pressioni (le aveva già ammesse anche uno dei componenti, Serio, in diverse interviste), visite notturne nelle stanze della camera di consiglio registrate dalle telecamere della sicurezza dell’albergo. Ma soprattutto le «motivazioni » che hanno spinto i giudici a prendere alcune decisioni. «Dopo la lettura delle intercettazioni qualcuno dovrà vergognarsi», scappa a qualcuno che quelle carte le ha già lette.
IL MERCATO È difficile pensare che Luciano Moggi non abbia mai fatto telefonate nei momenti caldi del mercato. Troppi gli amici nelle varie squadre, troppi i legami stretti con il mondo del quale è stato «padrone» per anni. Del resto il figlio Alessandro è ancora uno dei principali agenti di calciatori. La Federcalcio, nonostante al Tribunale di Roma sia in corso un processo per illecita concorrenza con violenza e minacce, non lo ha mai sospeso né deferito. Moggi ha ancora amici anche all’interno della Juventus e secondo gli investigatori — ma anche secondo molti degli addetti ai lavori — ci sarebbe stato lui dietro il no bianconero al trasferimento di Nocerino alla Fiorentina.
ALTRI CLUB Nelle telefonate di Moggi si parla anche del Siena — nel periodo della sua cessione —, e del Queen’s Park Rangers. Una mano all’amico Briatore (e qualcuno dice anche Giraudo) non poteva mancare anche con la segnalazione di validi collaboratori: Di Canio, Ceravolo, Di Marzio: dal tecnico al direttore sportivo, all’osservatore per i giovani. Del resto la sua squalifica italiana all’Uefa non è mai stata notificata ufficialmente.
ULTIME NOVITA’ Ma la grande attesa viene dai verbali di interrogatorio presentate sabato dai pm. Noto ormai quello di Paparesta, restano da esaminare quelli di Cellino e Nucini che reiterano accuse agli arbitri, dell’avvocato della Figc Gallavotti, del calciatore della Roma Esposito, dell’ex dirigente juventino Capobianco (già note le sue accuse), dell’ex presidente della Cca del Coni Ronzani (soprattutto sui rapporti con Gallavotti e non sulle pressioni per il caso Lorbek), il presidente della serie D, William Punghellini.
Maurizio Galdi - La Gazzetta dello Sport
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