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20/12/2007 - Moggi, troppi amici in Federcalcio. Ora saltano altre teste
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Come un´infezione curata male la presenza di Luciano Moggi è tornata a infestare uffici e corridoi della Federazione italiana giuoco calcio, a nemmeno un anno e mezzo dal periodo doloroso del commissariamento Guido Rossi-Luca Pancalli. L´intervento della procura di Napoli è arrivato quando ancora questa infezione non aveva raggiunto i livelli parossistici del 2005/2006. Tuttavia a leggere le intercettazioni si ha la sensazione di assistere a un fenomeno che potremo definire stato embrionale di un sistema illecito: in questi pochi mesi, Moggi e i suoi amici (indagati per associazione a delinquere nella nuova inchiesta) hanno raggiunto in un modo o nell´altro i massimi vertici della Figc - dal presidente Giancarlo Abete al vice presidente Carlo Tavecchio, dal braccio destro di Abete e consigliere federale Gabriele Gravina al presidente della serie D William Punghellini - e hanno cominciato «a lavorare».
[abete]
La posizione più imbarazzante è quella di Giancarlo Abete che, secondo i carabinieri, era interessato a un affare («la compravendita di alcuni immobili di proprietà del settore previdenziale del Monte dei Paschi di Siena, siti in via del Tintoretto a Roma») da concludere con lo squalificato Luciano Moggi e il suo braccio destro storico, Nello De Nicola. Abete, molto seccato, spiega: «De Nicola è un dirigente, non squalificato, che conosco da vent´anni. Mi ero rivolto a lui perché volevo capire la procedura in merito a un appartamento che volevo comprare per mio figlio». Spiegazioni procedurali, dunque, che però devono essere anche molto confidenziali visto che De Nicola si rifiuta di darle per telefono dicendo al presidente, alle 16 e 09 del 19 febbraio, «devo parlarle a voce» e visto che Abete nemmeno insiste accordando un appuntamento presso la sua azienda «in via Prenestina 683» (indirizzo che viene anche definito «nel solito» posto). Sempre dalle intercettazioni emerge poi l´esistenza di un fax da inviare ad Abete che Nello De Nicola predispone insieme al figlio Claudio: «Sul fax - dice Claudio al papà - gliene ho messo pure un altro di appartamento in alternativa che mi ha detto il portiere che sta libero (…) 180 metri quadrati».
17/12/2007 - Moggi, ancora lui: c’è “Big Luciano” dietro il no di Nocerino alla Fiorentina
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Associazione per delinquere finalizzata per reati contro la pubblica amministrazione e rivelazione di atti coperti da segreto istruttorio, quanto basta per strappare un sorriso ai pm e rendere meno sorridente l’avvocato Paolo Trofino che difende Luciano Moggi. Trofino è uomo esperto di aule di tribunale e sa che questo lo mette in crisi. È questo il nuovo filone che sta tenendo occupati i pm napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Uno stralcio del processo Moggiopoli, la dimostrazione che Luciano Moggi non ha mai smesso di lavorare. «L’associazione a delinquere sopravvive all’inchiesta». Ma perché si parla di reati contro la pubblica amministrazione e rivelazione di atti coperti dal segreto istruttorio? C’entrano le intercettazioni telefoniche, c’entrano le chiacchierate anche con persone fuori dal mondo del calcio, c’entrano le pressioni che la giustizia sportiva ha subito prima della seconda sentenza (quella della Corte federale).
FILONE NUOVO In Procura a Napoli non si esclude che ci possano essere iscrizioni nel registro degli indagati per altre persone, ma al momento i tempi non sono ancora maturi. Le intercettazioni telefoniche devono ancora avere i relativi riscontri. Sono arrivate solo da pochi giorni sul tavolo dei magistrati e per il momento sono soltanto l’ulteriore prova dell’associazione, ma anche qualcosa di più: se l’associazione è reiterata nel 2006-07 non ricade più nell’indulto. Se Beatrice e Narducci convinceranno il giudice, i reati per i quali sono chiamati i 37 imputati non cadranno nell’indulto e alla fine — in caso di condanna — si arriverà a dover scontare delle pene.
GIUSTIZIA SPORTIVA Rivelazione di atti coperti da segreto istruttorio. Moggi nelle sue telefonate parla con gli amici e con gli altri condannati della giustizia sportiva di come si è svolta la camera di consiglio della Corte federale. Come si è giunti alle sentenze che hanno in parte sconvolto le sentenze emesse dalla Caf presieduta da Ruperto. Pressioni (le aveva già ammesse anche uno dei componenti, Serio, in diverse interviste), visite notturne nelle stanze della camera di consiglio registrate dalle telecamere della sicurezza dell’albergo. Ma soprattutto le «motivazioni » che hanno spinto i giudici a prendere alcune decisioni. «Dopo la lettura delle intercettazioni qualcuno dovrà vergognarsi», scappa a qualcuno che quelle carte le ha già lette.
IL MERCATO È difficile pensare che Luciano Moggi non abbia mai fatto telefonate nei momenti caldi del mercato. Troppi gli amici nelle varie squadre, troppi i legami stretti con il mondo del quale è stato «padrone» per anni. Del resto il figlio Alessandro è ancora uno dei principali agenti di calciatori. La Federcalcio, nonostante al Tribunale di Roma sia in corso un processo per illecita concorrenza con violenza e minacce, non lo ha mai sospeso né deferito. Moggi ha ancora amici anche all’interno della Juventus e secondo gli investigatori — ma anche secondo molti degli addetti ai lavori — ci sarebbe stato lui dietro il no bianconero al trasferimento di Nocerino alla Fiorentina.
ALTRI CLUB Nelle telefonate di Moggi si parla anche del Siena — nel periodo della sua cessione —, e del Queen’s Park Rangers. Una mano all’amico Briatore (e qualcuno dice anche Giraudo) non poteva mancare anche con la segnalazione di validi collaboratori: Di Canio, Ceravolo, Di Marzio: dal tecnico al direttore sportivo, all’osservatore per i giovani. Del resto la sua squalifica italiana all’Uefa non è mai stata notificata ufficialmente.
ULTIME NOVITA’ Ma la grande attesa viene dai verbali di interrogatorio presentate sabato dai pm. Noto ormai quello di Paparesta, restano da esaminare quelli di Cellino e Nucini che reiterano accuse agli arbitri, dell’avvocato della Figc Gallavotti, del calciatore della Roma Esposito, dell’ex dirigente juventino Capobianco (già note le sue accuse), dell’ex presidente della Cca del Coni Ronzani (soprattutto sui rapporti con Gallavotti e non sulle pressioni per il caso Lorbek), il presidente della serie D, William Punghellini.
Maurizio Galdi - La Gazzetta dello Sport
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